Réunion. L’isola di fuoco

L’isola di La Réunion si trova nell’Oceano Indiano, a 900 km dalle coste del Madagascar. È un Dipartimento d’Oltremare della Francia, quindi territorio francese a tutti gli effetti: la valuta è l’euro e per l’ingresso basta la carta d’identità. Il fuso orario è +3 ore rispetto all’Italia. L’isola conta 866mila abitanti e la capitale è Saint-Denis. Il clima è tropicale. La stagione calda e umida va da dicembre a marzo, con una temperatura media di 30 °C; l’inverno australe, da maggio a ottobre, con una temperatura media di 26 °C, è la stagione migliore per il turismo e il trekking.

L’ex colonia francese nell’Oceano Indiano è un paradiso tropicale dove si viaggia con la carta d’identità e si paga con l’euro. Spiagge bianche e mare cristallino incorniciano un entroterra mozzafiato, fatto di aspri rilievi vulcanici e vegetazione lussureggiante

Da un punto di vista geologico, la Réunion è un’isola vulcanica, nata tre milioni di anni fa dalle viscere dell’oceano. Il Piton des Neiges è un vulcano spento ma il Piton de la Fournaise è uno dei vulcani più attivi della Terra, con eruzioni ripetute, simili a fuochi d’artificio, e colate di lava che modificano il paesaggio, modellano le valli e la costa orientale. L’ultima grande eruzione risale al 2010, ma solo tre anni prima, nel 2007, milioni di metri cubi di lava erano scivolati in mare, coprendo la strada con oltre 60 metri di spessore e formando una nuova spiaggia di sabbia nera. Per arrivare al suo cratere, a 2.632 metri di quota, si attraversano paesaggi diversissimi come La Plaine des Cafres, coperta di pascoli e brughiera selvaggia macchiata di erica e ginestra, o la spettacolare Plaine des Sables, una distesa lunare a oltre duemila metri di quota di rocce nere e rossastre e sabbia dorata, con la nebbia che spesso l’avvolge come un manto.
La Réunion è stata un’isola disabitata fino al 1646, quando un piccolo gruppo di ammutinati provenienti dal Madagascar fu abbandonato qui per punizione da una nave francese della Compagnie des Indes Orientales. La posizione sulla rotta per le Indie favorì lo sviluppo della prima colonia francese, battezzata Bourbon in omaggio alla dinastia dei Borbone allora regnante a Parigi. L’isola crebbe d’importanza quando la Compagnie des Indes Orientales iniziò a coltivarvi il caffè, utilizzando nelle piantagioni gli schiavi africani provenienti dal Madagascar e dal mercato di Zanzibar. Dopo l’abolizione della schiavitù nel 1848 arrivò la manodopera indiana dal Tamil Nadu, di religione indù, a cui si aggiunsero i mercanti indiani del Gujarat, musulmani, e quelli cinesi di Canton, buddisti e taoisti. Ecco perché nelle città dell’isola convivono minareti e gopuram, campanili e stupa. La parte costiera di Réunion è stata in gran parte modellata dagli uomini, che vi hanno impiantato coltivazioni di frutti provenienti da tutto il mondo, in vendita oggi sulle bancarelle dei mercati: noci di cocco e litchi, manghi .

La costa occidentale è la più secca, con la barriera corallina che protegge spiagge bianche bordate da palme e una savana, unica in tutta la Francia. Nei giardini delle vecchie piantagioni sono nati orti botanici con piante endemiche a cui si aggiungono fiori e frutti di tutto il mondo. Poi ci sono i giardini di spezie e quelli per la coltivazione del geranio, da cui si estrae un’essenza ancora usata dai grandi profumieri di Parigi. La parte più affascinante della Réunion è però il suo cuore verde, rappresentato dal Piton des Neiges, spesso avvolto dalle nuvole, e dai tre cirques: Salazie, Cilaos e Mafate, depressioni circolari, simili a crateri collassati, prodotte dal cedimento della faglia e dall’erosione. Con le pareti quasi verticali, le cascate spettacolari, i villaggi di montagna e le belle foreste sono dal 2010 Patrimonio Unesco.